sabato 23 aprile 2022

LINA BARTOLI

 



Il mio blog è rimasto fermo da molto, troppo tempo.

La pandemia che continua subdolamente il suo cammino e la rinnovata coscienza della presenza degli eventi bellici in Europa attenuano quella volontà di rinascita che alberga in ognuno di noi.

Da parte mia credo ancora fermamente che esistano dei valori che ci possano salvare e che sono ben al di sopra delle ripicche e dei gretti interessi di parte che avvelenano buona parte dell'Umanità

La Cultura , in tutte le sue sfaccettature, è un'arma potente e va coltivata senza se e senza ma.

Per questo ammiro quanti si prodigano, con le più innumerevoli iniziative , per formare la mente dei giovani e per soddisfare la voglia di bellezza di tutti.

Da molti anni ormai seguo l'attività di Patrizia ZUCCHERINI, che nella sua Galleria D'Arte "IL QUADRIVIO" ha creato un ambiente curato e polivalente ove le mostre riflettono il suo garbo e la sua esperienza.

Questa volta sono mancato all'inaugurazione e sono per questo amareggiato, perché è uno dei momenti più lirici quando si dà inizio alla celebrazione di un Artista che mette a disposizione del pubblico il frutto dei propri sentimenti, la raffigurazione dei propri vissuti.

Ma questa mostra assume un significato particolare, perché, come ha scritto il critico Paolo PISANI, che ha curato la presentazione, si configura come "un gesto di affetto del figlio Roberto che con questa mostra ha voluto ricordare agli Amici ed Estimatori la madre,Lina BARTOLI, oggi non più in grado di svolgere attività artistica."






L'esposizione , che è iniziata il 12 aprile e terminerà il 24 aprile (orario 16-19), riguarda un considerevole numero di opere a testimonianza di una lunga attività, sostenuta da una passione genuina e da riconosciute capacità artistiche.

Una sostenuta brochure a disposizione del pubblico ci porta per mano lungo il cammino che questa Signora ha percorso fin da giovanissima, facendo tesoro dei consigli che le venivano via via suggeriti vuoi dalla zia, insegnante dell'Accademia di Brera, vuoi dai pittori della Scuola Labronica e financo dai colleghi di grande levatura come Carlo Gentili , che ella ricorda con particolare affetto.

La sua produzione riflette in prima battuta il suo eclettismo.

Paesaggio,figura, natura morta sono i temi principali delle sue opere che ella tratta con spontaneità e amore, perché, come confessa Lei stessa alla giornalista e critica d'Arte Maria Agnese NERI, "mi piace tutto ciò che mi circonda".

E veramente sono rimasto colpito dai colori dei paesaggi maremmani che ella riproduce in maniera così autentica e naturale.













Io stesso ho cercato più volte, e sovente invano, di catturare, con la mia fotocamera, l'armonia che suggeriscono quegli alberi, quelle colline , quei vecchi casolari ed il fiume che detta il lento scorrere del tempo con le impercettibili variazioni delle sue sponde.

Lina Bartoli ha saputo cogliere quell'incantesimo.

Come sottolinea Paolo PISANI  "è come se lo spazio circostante trovasse in Lei l'espressione naturale del loro essere. Mai manierismo, mai esercitazione accademica, mai esecuzione costruita: la spontaneità pittorica prende vita e viene ad offrirsi ai nostri occhi movendo le corde del sentimento, conquistando non solo il nostro senso del piacere ma anche le più sottili sensazioni."




Un'attenzione particolare meritano le figure femminili che sono state ben argomentate dalla Prof.ssa Eugenia OCELLO: " Le donne dai corpi morbidi, accesi, vibranti, carichi di contenuta sensualità, diventano figure piene d'amore e di mistero attraverso il segno fortemente plastico e il colore caldo intenso che rende bene il senso dell'eterno femminino"










Ma le sua recensione include non solo i nudi ma anche la figura femminile archetipo di armonia e salvezza.














Come non ammirarla nella dolcezza della maternità o, addirittura nella spiritualità della Vergine Maria cosi ben raffigurata nel bellissimo Palio per la Festa di San Lorenzo del 2000?




L'amore per la natura si evince financo nelle nature "morte" che vivono nella trasposizione pittorica dell'Artista.

Ben sottolinea la poetessa e critica d'Arte Prof.ssa Giuseppina SCOTTI la genuinità dei fiori più tenui, delle composizioni che " tracciano un universo che sembra assopito, ma risulta, invece, cullato da memoria profonda e introspezione psicologica".











Suggestivo lo slancio lussureggiante dei girasoli protesi verso il cielo.







Vorrei accennare poi al suo amore per i cavalli che troviamo in un contesto inusuale come ben descritto nella sua critica dalla giornalista Maria Agnese NERI all'opera "DANZA D'AMORE" esposta nella Galleria "IL QUADRIVIO"




"Questo dipinto di Lina BARTOLI si distacca dalla ripresa dal vero del cavallo brado che galoppa nella radura o in riva al mare per interpretare l'intimo ed eterno sentimento della vita: l'AMORE! Il rosso del fondo condensa emozioni appassionate, preludio di un futuro imminente, mentre la luna illumina il cammino.

E' pittura metaforica che trasferisce negli animali ciò che nell'Uomo c'è e divampa ma con pudore."








L'amore per la città è testimoniato di molteplici dipinti ad olio che fissano indelebilmente nel tempo gli scorci più significativi di Grosseto .













Un discorso a parte meritano le acqueforti e acquetinte ch'ella tratta con consumata maestria e per le quali è giustamente famosa.

Lei stessa, in un'intervista, ha detto : "Attualmente prediligo l'acquaforte che riscaldo, immergendo la lastra nella morsura e così diviene acquatinta"

"Castelli e fortini,tutti serrati nella struttura massiccia delle mura medioevali, sono affidati all'incisione. 










Rivivono così il nostro Cassero, il castello del Potentino a Seggiano, quello di Montepò, la Casa Rossa di Castiglione della Pescaia e altri gioielli della nostra regione.



Sono contento di aver potuto visionare i lavori di questa delicata Artista e mi dispiace solo di non aver potuto conoscerla e non poter dunque condividere con Lei le emozioni che i suoi lavori mi hanno suscitato









sabato 1 gennaio 2022

REMO PASETTO

 



Ingenuo e sognatore, amo credere che le persone entrino in una Galleria d'Arte spinte dalla curiosità e/o attratte da una sincera passione per il bello. 

 E' per questo che , inevitabilmente, si crea , nel corso del tempo, un'atmosfera che accomuna Artisti e Visitatori che provano piacere nel ritrovarsi a parlare e, a volte, a discutere delle svariate modalità di espressione dei sentimenti umani, attraverso le diverse forme di Arte.


Patrizia ZUCCHERINI ha sempre sottolineato questa filosofia organizzando per tutti,in occasione dell'ultima mostra dell'anno, un brindisi augurale nelle sale de "IL QUADRIVIO"

Purtroppo, il protrarsi delle limitazioni collegate all'emergenza pandemica hanno impedito, anche quest'anno, la gioiosa manifestazione ma non hanno scalfito la determinazione di Patrizia che ha voluto chiudere in bellezza esponendo, nella sua Galleria, opere di assoluto valore e qualità che ella ha raccolto da collezioni private e che potranno essere gustate fino a metà Gennaio del prossimo anno.

Protagonista è Remo PASETTO , scultore, incisore e soprattutto pittore che ha svolto la sua attività a partire dagli anni 50 del secolo scorso.




Remo PASETTO (1925-2019) era nato a Raldon (Verona).

La sua formazione artistica si svolse inizialmente nella città scaligera presso l’Accademia delle Belle Arti di Cignaroli dove coltivò la sua passione, soprattutto per la scultura.

Dopo la parentesi della guerra ,che lo portò forzatamente lontano da casa e dalla Scuola, riprese a modellare e, per allargare la propria esperienza, nel 1950 si trasferì a Milano.

 Fu un periodo che egli stesso definì durissimo ,durante il quale ebbe contatto con Manzù e culminò con la sua prima personale presso la Galleria SCHETTINI ,in via Brera, nel 1957.

Durante questa mostra venne notato dal critico Mario De Micheli  che lo persuase a dedicarsi interamente alla pittura, lo seguì nei suoi lavori e fece la presentazione della sua prima mostra di pittura a Firenze nella Galleria “Nuova Corrente”, nel 1960.

Sistematosi a Milano con la moglie Nicoletta e la figlia Edera, Pasetto dette vita ad una pittura che lo stesso De Micheli definì “primitiva” caratterizzata da un linguaggio proprio, in grado di interpretare ,in maniera diretta e disarmante, le problematiche sociali del tempo, soprattutto quelle legate al mondo del lavoro.

Tema particolarmente ricorrente era il mondo operaio, in particolare quello di chi esercitava nei cantieri edili.

Personaggi a lui cari , colti nella semplicità realistica dei momenti di vita quotidiana, dove vengono evidenziati “i gesti antichi del lavoro, dell’amore, del dolore, del riposo, della morte “ e dove “il sentimento della sacralità dell’esistenza” è assorbito, nelle sue immagini, dal significato stesso della “difficoltà dell’esistere, del restare umani in condizioni disumane”

In effetti, in quasi tutti i quadri di Pasetto si respira un’atmosfera di penosa accettazione della realtà, quasi a celare una rabbia repressa. I volti sono duri, senza un sorriso, le espressioni intense, le mani grosse e serrate.

Spesso lo sguardo và dritto su chi osserva l’opera.

Solide e plastiche, le sue figure s’accampano sulla superficie della tela con il loro peso, con la perentorietà di un’immagine incombente.

Sembrano l’espressione più vera dei sentimenti di identità che egli nutriva per la propria gente.


Questa presentazione che ho "raccolto" dalle prefazioni dei libri-cataloghi che ha scritto il suo mentore Mario De Micheli e da quelle del Conservatore della raccolta delle Stampe del Castello Sforzesco Achille Bertarelli, fotografano al meglio lo spirito dell'Artista che si può ritrovare nei numerosi quadri esposti in Galleria.


Fotografarli, per poi conservarne traccia nel sito legato a Patrizia Zuccherini, è stato per me un piacere ed un onore ma, forse, il momento più emozionante l'ho vissuto quando uno dei personaggi più coinvolti, colui che , avendo un filo diretto col Maestro, ne ha divulgato l'opera anche nella nostra città, Enzo SORINI, mi ha chiesto di accompagnarlo per riassaporare insieme a me, che li vedevo per la prima volta, quei capolavori che erano passati negli anni attraverso le sue mani in quelle di tanti grossetani.
 
Patrizia ZUCCHERINI con Enzo SORINI


E' stata un "passeggiata" per me istruttiva arricchita da aneddoti richiamati pian piano alla mente e conditi con un filo di nostalgia che ho colto nelle parole del vecchio Gallerista mentre raccontava il passato di una vita che io non ho vissuto.

Altri amici, altri conoscenti sono via via arrivati attratti da quelle figure che separate per anni, custodite con cura, coccolate come beni preziosi nei salotti buoni delle case, si sono riunite, per qualche tempo, in quel tempio dell'Arte che Patrizia ha loro riservato.










E' stato un saluto corale al Maestro che ha saputo descrivere i temi della vita con potenza ma anche con la semplicità e il realismo di chi , intimamente legato, conosce i sentimenti dei protagonisti e il loro significato.

"Persino le sue nature morte parlano questo linguaggio diretto e forte, dove anche l'oggetto più umile acquista solennità per remote ascendenze, per il riassunto di memorie, di usi e di eventi che racchiude in sè. ... Gli oggetti che dipinge, di rame, di terracotta, legno e ferro, sono oggetti logorati, consunti da generazioni e mostrano segni, rughe e cicatrici come i personaggi della sua pittura" (M. D. M.)

Nei giorni seguenti , come mio solito, ho provveduto a fotografarne alcuni per rivivere e far rivivere nel tempo le impressioni di questo evento che ci accompagnerà all'inizio del prossimo anno e che ci auguriamo ricco di arte e di cultura.
Evento che è stato reso possibile da tutti coloro che hanno condiviso i loro quadri e a cui va il nostro ringraziamento. 
Compresa Patrizia Zuccherini.